Conad/Auchan, nessuna garanzia occupazionale sul passaggio dei primi 109 punti vendita e dei 5700 lavoratori. I sindacati sollecitano incontro al Mise

Venerdì, 4 Ottobre, 2019

Roma, 4 ottobre 2019 – Dopo lo strappo consumato al tavolo sul trasferimento dei primi 109 negozi più performanti del Gruppo Auchan che transiteranno al sistema Conad entro il mese di marzo 2020, i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sollecitato una richiesta di incontro al ministero dello Sviluppo Economico confermando lo stato di agitazione dei lavoratori.
Nella nota trasmessa al dicastero le tre sigle stigmatizzano l’assenza del “senso di responsabilità degno di un marchio che aspira ad essere leader di settore” mentre a livello territoriale si è consuma una condotta antisindacale attuata dalle “singole cooperative intervenute direttamente nel rapporto con i lavoratori, denigrando l’operato delle organizzazioni sindacali”.

I sindacati puntano il dito contro la mancanza di chiarimenti rispetto agli “interventi che Conad vorrebbe adottare per rilanciare la rete vendita di Auchan e Sma” come anche rispetto al “perimetro dei punti vendita” e al “futuro occupazionale dei 18mila dipendenti”.

Allo stato, puntualizzano i sindacati, “l’unica azione portata avanti riguarda 109 punti vendita, per un totale di 5629 lavoratori” ma Conad “non ha voluto dare nessuna garanzia di salvaguardia del perimetro occupazionale”. Un passaggio delicato e complesso anche considerato che“molti punti vendita faranno capo a ragioni sociali che avranno un organico sotto i 50 dipendenti”, il che espone i lavoratori al “mancato accesso agli ammortizzatori sociali” mentre sotto i 15 dipendenti “in caso di licenziamento, non è prevista l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo”. “Il rischio – affondano i sindacati – è quello di una gestione frammentata degli esuberi su cui nessuna garanzia di responsabilità diretta è stata offerta dalle cooperative” del sistema Conad.

A complicare la situazione “la disdetta della contrattazione integrativa aziendale negando qualsiasi disponibilità a ricontrattare su temi rilevanti quali l’organizzazione del lavoro”. Per i sindacati “a queste condizioni il passaggio di ramo d’azienda non prevede alcuna garanzia occupazionale e peggiorerà le condizioni di lavoro”. Il futuro è incerto anche per le altre migliaia di addetti della rete vendita evidenziano poi sindacati; “Conad oltre a non aver chiarito il rischio di chiusure dei punti vendita e di eventuali esuberi, ha dichiarato la possibilità di cessione di asset a soggetti terzi su cui non è stata data alcuna specifica”. Le criticità dei sindacati anche “sulle prospettive delle sedi e della logistica, anche in virtù dell’imminente uscita di un terzo della rete vendita”, operazione “che ridurrà i volumi movimentati nei magazzini mettendo a rischio anche tutti i lavoratori in appalto e squilibrando ulteriormente i costi della sede centrale”.

A nulla sono valse le richieste dei sindacati sull’attivazione del confronto sulla ricollocazione dei lavoratori poiché “l’impresa si è sempre sottratta dalla discussione”. “Un ulteriore emergenza occupazione – sottolineano i sindacati – è prevedibile nel sistema degli appalti e dei servizi dove l’impresa sta agendo con disdette unilaterali verso le società che hanno cominciato a dichiarare esuberi”. “Rimane pertanto indispensabile e urgente – concludono – l’intervento del ministero dello Sviluppo Economico per riportare la corretta attenzione sulla vertenza”.